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Il giorno 25 marzo 2011 si è svolto presso il centro sociale Di Gilio di Lavello un incontro pubblico informativo sulla grave situazione di inquinamento ambientale che si registra nella zona nord est della Basilicata, ed in particolare nella realtà di Lavello.

Gli organizzatori hanno intitolato l'incontro, provocatoriamente, TUTTAPOSTO.

Presenti:

 

  • i membri del Comitato “DIRITTO ALLA SALUTE” di Lavello

  • il dott. Pio Abiusi di “MATERA CITTA' PLURALE”

  • l'ing. Vita direttore generale dell'ARPAB

  • il prof. Sabino Bufo professore ordinario dell'Università di Basilicata

  • la dott.ssa Laura Fraddosio Boccone ricercatrice dell'Università di Basilicata

  • il dr. Ferdinando Laghi dell'ISDE Italia (associazione medici per l'ambiente)

     

l'incontro è iniziato con l'intervento del presidente del comitato organizzatore, dott. Mauro Iacoviello, che ha spiegato che tra le cause principali dell'inquinamento è l'attività dell'inceneritore Fenice EDF. Le rilevazioni Arpab hanno dimostrato quello che il Comitato da tempo denuncia e cioè che l'impianto di incenerimento Fenice EDF sta inquinando non solo l'aria ed i terreni circostanti, ma anche le falde acquifere e che tale inquinamento si registra almeno sin dal 2007 anno da cui sono disponibili gli stessi dati. Per il periodo precedente non c'è nessuna rilevazione disponibile. Inoltre, come risulta da una nota tecnica della Provincia di Potenza del 28 gennaio 2011, l'inceneritore opera in regime transitorio sin dal 2000 con autorizzazioni di 5 anni in 5 anni e l'ultima autorizzazione è stata concessa con determina dirigenziale n.3065 del 14 ottobre 2010, cioè quando l'inquinamento era palesemente in atto come risulta dai dati del monitoraggio ambientale. Come se non bastasse l'AIA (autorizzazione integrata ambientale) relativa a Fenice non è ancora stata rilasciata.

A seguire, è intervenuto sindaco di Lavello, dott. Antonio Annale, come rappresentante dell'intera amministrazione a cui il comitato ha rivolto delle precise istanze e richieste. Il sindaco ha risposto che l'amministrazione comunale si attiverà al più presto per creare una commissione medica, come richiesto dal comitato; che ha richiesto al comune di Melfi se è ancora in vigore l'ordinanza dell'ex sindaco Navazio che vietava l'uso delle acque per scopi irrigui a valle dell'inceneritore. Il Sindaco ha inoltre dichiarato che non è stato possibile richiedere alla Procura della Repubblica di Potenza i risultati dell'inchiesta iniziata nel 2009 a seguito dell'incidente all'inceneritore, come richiesto dal comitato, ed infine, lo stesso Sindaco, ha elencato tutte le difficoltà che le amministrazioni locali incontrano nella gestione del problema rifiuti.

La parola è poi passata al dott. Pio Abiusi che ha relazionato sugli aspetti prettamente tecnici attinenti all'impianto Fenice, con indicazioni delle quantità di rifiuti inceneriti, circa 7.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e quasi 21.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Lo stesso Abiusi ha poi sottolineato che le ceneri derivanti dai processi di incenerimento vengono inviate fino a Brescia per essere trattate. Abiusi ha anche ribadito come le conferenze di servizio susseguitesi sin dal 2009 non abbiano ad oggi sortito effetti limitati, poiché permane lo stato di inquinamento delle falde acquifere nei pressi dell'inceneritore.

Dopo l'intervento di Abiusi il direttore generale dell'Arpab, ing. Vita, ha illustrato una serie di interventi che l'Agenzia da lui rappresentata dovrebbe porre in essere per implementare il sistema di monitoraggio ambientale per ogni attività industriale insediata e che si insedierà in Basilicata. L'obiettivo è di stipulare un protocollo attraverso il quale ogni attività industriale presente in Regione predisponga, su precise indicazioni della stessa Arpab, sistemi di monitoraggio ambientale che dovrebbero poi essere gestiti direttamente da Arpab. L'ing. Vita ha poi informato i presenti che il monitoraggio verrà notevolmente implementato portando a 40 le sostanze monitorate, e, che in tempi brevi, si passerà ad approvare l'AIA anche per Fenice. È intervenuto anche il dott. Masotti che ha spiegato come lo sbarramento creato per intercettare le acque di falda abbia ottenuto dei buoni risultati e, su sollecitazione del comitato, ha chiarito che l'inquinamento delle falde è causato dalle acque utilizzate per il lavaggio delle ceneri prodotte dal processo di combustione.

L'intervento successivo del prof. Bufo ha chiarito i meccanismi chimico-fisici alla base dei processi di rilascio delle sostanze inquinanti nei terreni, spiegando le ricadute sull'ambiente provocate dalle attività industriali. In particolare ha sottolineato come una presenza, oltre la norma, di metalli pesanti nei terreni provochi l’assorbimento da parte dei vegetali, con la conseguente entrata delle stesse sostanze nella catena alimentare umana ed animale.

La dott.ssa Fraddosio Boccone ha illustrato i risultati di una importante ricerca da lei condotta nella zona di Lavello. La ricerca, svolta con l'utilizzo di licheni ottimi ricettori, ha dimostrato come ad oltre 10 km dalla zona industriale di San Nicola di Melfi si registri la presenza nell'aria di metalli pesanti in quantità notevolmente superiori ai limiti naturali.

Ed infine, il dr. Ferdinando Laghi, dell'ISDE (l'associazione internazionale dei medici per l'ambiente) ha dimostrato come la presenza di impianti di incenerimento di rifiuti sia enormemente dannosa per la salute dell'uomo e per l'ambiente. Tali impianti producono, attraverso il processo di combustione, delle nano particelle talmente piccole che sono in grado di penetrare in tutti i tessuti e negli organi del corpo umano provocando effetti di mutagenesi (mutazioni del DNA) che si trasmettono da genitori a figli. Ma soprattutto il dr. Laghi ha lanciato un monito riguardo ai danni provocati dai processi di incenerimento dei rifiuti, gli effetti sulla salute umana non sono da identificare solo con le patologie tumorali, ma anche con l'aumento di malattie cardiovascolari (infarti, ictus) e con l'aumento di problemi respiratori. Tali risultanze sono ormai indiscutibili e oggetto di pubblicazione sulle maggiori riviste internazionali del settore.

Il convegno si è concluso con l'appello, da parte del comitato, all'intera cittadinanza affinché vi sia una più consapevole partecipazione alle iniziative messe in campo, perché solo una massiccia presenza ed adesione potrà consentire di raggiungere i risultati voluti. Infine è stata ribadita la richiesta del comitato di sospendere l'attività dell'impianto Fenice EDF fino alla risoluzione definitiva delle cause dell'inquinamento e alla predisposizione di un serio e attento monitoraggio in continuo e con risultati facilmente consultabili da tutti.

 

Considerazioni finali.

 

L'incontro di Lavello ha lasciato molte luci e parecchie ombre. Le posizioni dei soggetti intervenuti sono state chiare a tutti.

Le autorità politiche vorrebbero fare qualcosa, ma richiedono sempre la sollecitazione dei cittadini e soprattutto il loro appoggio. L'Arpab è un ente il cui ruolo deve essere profondamente rivisto in un ottica di sviluppo di questa regione, non è ammissibile sentir dire dal direttore generale dello stesso ente che ci sono grandi difficoltà economiche per poter garantire un monitoraggio costante e di altissimo livello, tanto che sarà necessario stabilire accordi precisi con le aziende per ottenere questi monitoraggi. Le relazioni dei tecnici hanno, poi, confermato quanto noi già sapevamo, cioè che l'inquinamento prodotto dall'inceneritore è molto grave e con ricadute ancora non quantificabili/qualificabili per l'ambiente e la salute.

Abbiamo sentito tante parole e tante promesse, adesso dobbiamo spingere perché molto di quello che è stato detto non rimanga un insieme di parole vuote ed inutili, ma che consenta di ottenere risultati concreti.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:59)

 

PostHeaderIcon Servizi Rai3 Basilicata

25 marzo 2011 - edizione delle 19:00

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26 marzo 2011 - edizione delle 14:00

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:36)

 

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Venerdì 25 marzo a Lavello, si parla di Fenice-EDF. Nonostante da dicembre 2007 STA INQUINANDO le falde acquifere con metalli pesanti, l'inceneritore continua a funzionare. Grazie anche ad una autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Potenza alla fine dello scorso anno.
Ma quali sono le conseguenze di questo inquinamento?
E' vero che Lavello, più di altri paesi si sta progressivamente ammalando?
E' possibile fermare l'inceneritore?
Sono sufficienti i sistemi di controllo ambientale attualmente in funzione?
Ne parleremo con gli esperti, ma soprattutto cerchiamo di informare chi ancora "ignora" ciò che sta realmente accadendo.

Vi aspettiamo.

Ultimo aggiornamento (Sabato 19 Marzo 2011 11:02)

 

PostHeaderIcon comunicato stampa 01.03.2011

Sul sito dell'Arpa Basilicata sono finalmente disponibili i dati relativi al monitoraggio ambientale del melfese in corrispondenza dei pozzi piezometrici nei pressi dell'inceneritore Fenice EDF. I dati, confermano quello che il comitato “DIRITTO ALLA SALUTE” denuncia da tempo e cioè che l'inceneritore continua ad inquinare e che, ad oggi, non esiste ancora una concreta soluzione per questo problema. Come è evidente dall'analisi dei dati, l'inquinamento non si è mai arrestato sin dal dicembre 2007 toccando dati allucinanti in alcuni periodi sia per quanto riguarda i metalli pesanti sia per quanto concerne i composti organici volatili (VOC). Un dato su tutti è assolutamente inquietante e riguarda i valori del Nichel che sono costantemente, tranne qualche sparuta eccezione, oltre i limiti di legge in tutti i pozzi con valori anche 20 volte superiori ai limiti di legge! Per quanto riguarda i composti organici volatili è da sottolineare come siano costantemente sopra i limiti i valori del triclorometano, del tetracloroetilene, del tricloroetilene, tutte sostanze altamente dannose per la salute.

È fuori di ogni dubbio che tutti gli interventi posti in essere fino ad oggi dalla stessa EDF per far fronte al grave disastro ambientale causato dall'attività dell'inceneritore Fenice, si siano rivelati assolutamente insufficienti.

Come comitato chiediamo agli amministratori locali dei comuni dell'intero comprensorio del Vulture di prendere una posizione ufficiale chiara e ferma per interrompere tanto scempio, senza ulteriori rinvii o inutili giustificazioni. Chiediamo, inoltre, all’Arpa Basilicata una seria indagine volta ad individuare le cause che determinano il costante superamento dei limiti previsti dalla legge, garantendo, allo stesso tempo, un monitoraggio giornaliero dell’attività dell’inceneritore con dati e risultati sempre accessibili.

Se esistono dei limiti di legge vanno assolutamente rispettati, soprattutto quando si tratta di attività che hanno ricadute pesantissime sull'ambiente e sulla salute umana. Questi limiti, nel caso dell'inceneritore Fenice EDF, non sono stati rispettati, in molti casi, sin dal 2007 e, ad oggi, ancora registriamo il protrarsi di questa situazione, quasi che Fenice EDF sia al di sopra della legge!

Ci chiediamo: Siamo di fronte ad un disastro ambientale autorizzato?

Il comitato “DIRITTO ALLA SALUTE” di Lavello ritiene questa situazione assolutamente non più accettabile e chiede fermamente a tutte le autorità regionali e provinciali preposte alla tutela dell'ambiente e della salute di cittadini, di sospendere l'attività dell'inceneritore Fenice EDF poiché non è ammissibile consentire un tale scempio a danno della salute dei cittadini dell'intera area del Vulture Melfese.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:37)

 

PostHeaderIcon Le ceneri tossiche di FENICE di Gianni LANNES

La fenice era un mitico uccello che, dopo un ciclo vitale di 500 anni, moriva nel fuoco risorgendo poi dalle sue ceneri. Ma se queste ridavano vita al mitico volatile, oggi mettono a repentaglio l’esistenza dei cittadini lucani del Vulture-Melfese, quelli pugliesi del basso Tavoliere nonché della Murgia barese.
Nell’area di San Nicola di Melfi (a meno di 3 chilometri da Lavello e a 2 dal fiume Ofanto), infatti, la Fiat – grazie a finanziamenti e agevolazioni statali – ha messo in funzione dal settembre 1999, contro la volontà della popolazione locale che si era pronunciata negativamente con un referendum, un inceneritore di rifiuti tossico-nocivi che avvelena innanzitutto gli operai della Sata (Fiat).
Attualmente è il più grande d’Europa e si chiama appunto “Fenice: brucia a cielo aperto, puntualizzavano le cifre ufficiali ma non aggiornate dell’azienda torinese ben «66 mila tonnellate l’anno di scorie»: 40 mila provenienti dalle regioni settentrionali d’Italia, ma anche dall’estero (Francia e Germania), previo scalo a Orbassano in Piemonte e sosta prolungata per settimane e, a volte, addirittura mesi, nella stazione ferroviaria di Foggia. Il cronista chiede ai responsabili una dichiarazione in merito e l’autorizzazione a poter visitare l’impianto, ma riceve soltanto un diniego...

Ultimo aggiornamento (Lunedì 28 Febbraio 2011 15:20)

 
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