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PostHeaderIcon FENICE-EDF: 75mila lucani chiedono giustizia.

Pubblicato su Basilicata24 del 15/09/2012.

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Il 16 settembre dello scorso anno abbiamo sfidato il colosso, eravamo tantissimi davanti ai cancelli dell’inceneritore. Cittadini di Lavello, Melfi, Rionero, Venosa, Barile, Rapolla, Palazzo insieme ai pugliesi di Cerignola, Ortanova, Stornara, Candela abbiamo manifestato per chiedere il blocco del mostro-inquinatore. Il giorno successivo, sabato 17 settembre, il sospetto diventa certezza: l’ARPAB pubblica sul suo sito ufficiale le famose tabelle “occultate” dei monitoraggi falde acquifere.

Fenice-EDF inquina almeno dal 2002!

Prese di posizione di vari esponenti politici, indignazione, rabbia ed il presidente DE FILIPPO promette “un tavolo di trasparenza, una commissione d’inchiesta ed un tavolo di alta sorveglianza tecnico scientifica”. Dopo alcune settimane interviene la Magistratura potentina che, acquisito anche il fascicolo della Procura di Melfi, dispone gli arresti domiciliari per Vincenzo SIGILLITO (ex direttore ARPAB) e Bruno BOVE (resp. monitoraggi ARPAB). Ma ancora più sorprendente arriva a ruota la sospensione dell’attività di Fenice-EDF da parte della Provincia di Potenza. Peccato sia risultata non opportunamente motivata, tanto che il TAR Basilicata l’ha annullata permettendo a Fenice-EDF di riprendere a bruciare.

Il Comitato “Diritto alla Salute” non si è mai fermato sollecitando...

consigli comunali aperti e congiunti (12 Comuni del Vulture-Melfese), interpellanze alla Corte di Giustizia Europea ed al Ministro dell’Ambiente, audizioni in Commissione Ambiente della Camera e presso la Commissione d’inchiesta Regionale,  incontri pubblici, esposti, denunce, diffide. Attività spesso condotte insieme alle tante associazioni e movimenti lucani che come noi si stanno occupando della salvaguardia del territorio e con i quali quotidianamente denunciamo carenze, disattenzione e mancanza di determinazione da parte di chi potrebbe intervenire ma non muove un dito.

 

Iniziative importanti e dispendiose ma che, grazie al lavoro ed alla competenza di tanti professionisti, permettono di portare alla luce situazioni ed informazioni che altrimenti rischierebbero di cadere nell’oblio e nel pericoloso baratro del “tuttappostismo” dilagante. Una di queste è stata certamente la relazione del geologo Giampiero D’ECCLESIIS che, elaborando i dati resi disponibili nelle conferenze di servizi, ha dimostrato come vi sia una grave carenza di dati circa l’assetto idrogeologico della zona. Elemento non trascurabile visto che su questi dati si dovrebbe basare la bonifica dell’area inquinata. L’ISPRA ha confermato questa carenza, tanto che la conferenza di servizi respinge il piano di bonifica presentato da Fenice-EDF.

Fondamentale è stato il lavoro di molti giornalisti e blogger lucani grazie ai quali si è dato e si da tuttora risalto alle attività messe in campo: oggi anche gli esquimesi conoscono la vicenda Fenice-EDF!

Ma a fronte di tanto impegno da parte di comuni cittadini, non si vede una svolta definitiva della vicenda. Eppure l’ILVA di Taranto è stata bloccata e, senza andare troppo lontano, l’inceneritore ECO-Capitanata di Cerignola è stato fermato dopo che l’ARPA Puglia, effettuando dei controlli sul livello di emissione delle diossine, ha riscontrato essere 7 volte al di sopra del limite di legge.

Qui invece ci dobbiamo accontentare delle dichiarazioni della dott.ssa PILAT (responsabile monitoraggi ARPAB) che pochi giorni fa ai microfoni del TGR Basilicata ci rassicura del fatto che negli ultimi monitoraggi di luglio il cromo-esavalente non c’è, senza spendere una parola sulle impressionanti quantità di Nickel, Manganese, Ferro, Piombo e di floruri che da oltre 10 anni perdurano in alcuni pozzi delle falde!

La legge 152/06 parla chiaro, se Fenice-EDF ha posto in essere il M.I.S.E. (Messa In Sicurezza in Emergenza), nelle falde acquifere queste sostanze altamente cancerogene non devono esserci.

Invece ogni due mesi, a partire da marzo 2009, le tabelle dell’ARPAB non fanno altro che confermare lo stato delle cose. Fino a quando dovremo assistere inermi a questo scempio del territorio? Quando potremo vedere applicato il “principio di precauzione”?

Il 14 Luglio 2011, il TAR Campania si è chiaramente espresso in merito sentenziando che “il principio di prevenzione, si caratterizza anche per una tutela anticipata rispetto alla fase dell'applicazione delle migliori tecniche previste, una tutela dunque che non impone un monitoraggio dell'attività a farsi al fine di prevenire i danni, ma esige di verificare preventivamente che l'attività non danneggia l'uomo o l'ambiente.”

Come se ciò non bastasse, siamo costretti a subire le intollerabili dichiarazioni del dott. Francesco NEGRONE dell’ASP di Potenza - già diffidato – circa la mancanza di correlazione tra le patologie tumorali della zona e l’attività di Fenice-EDF adducendo come prova la “assenza di denunce di malattie professionali a carico dei lavoratori dell’impianto” o peggio spicciole statistiche basate su “schede di morti per tumore nella zona Vulture-Melfese per 4 anni”. Certo non è stato da meno il prof. Carlo LA VECCHIA dell’altisonante Istituto Mario Negri di Milano che addirittura, in una relazione presentata per conto di Fenice-EDF dinanzi al TAR di Basilicata, afferma che “non vi è quindi ragione per sostenere che possa sussistere pericolo alcuno per la salute, e in particolare per ciò che concerne i tumori nella popolazione residente in prossimità del termovalorizzatore di San Nicola di Melfi” basandosi “sulle notizie pubblicate su vari quotidiani locali”.

In questo scenario il Dip. Ambiente della Regione Basilicata vorrebbe rilasciare l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) a Fenice-EDF, forte della “garanzia” di oltre 260 prescrizioni che non si sa bene chi e come dovrà controllare. Peccato che delle “sole” 22 prescrizioni imposte nel vecchio DEC/VIA 1790 del 1993 nemmeno la metà siano state osservate. Ci chiediamo: nell’ipotesi assurda in cui venga rilasciata l’AIA, cosa accade se Fenice-EDF venisse meno ad una o più di queste prescrizioni? Sarebbe comunque singolare il rilascio di una autorizzazione AIA ad una attività insediata su un sito inquinato.

Il 4 ottobre ci sarà l’udienza preliminare per il processo Fenice-ARPAB ed il Comitato “Diritto alla Salute”, indicato come una delle parti offese, si sta preparando per la costituzione di Parte Civile.

L’auspicio è di poter avere in aula al nostro fianco, oltre al sostituto procuratore Salvatore COLELLA, anche i rappresentanti dei Comuni della zona. Sarebbe la testimonianza vera del fatto che 75.000 cittadini lucani del Vulture-Melfese  pretendono rispetto e giustizia.

 

12/09/2012

COMITATO DIRITTO ALLA SALUTE

Ultimo aggiornamento (Domenica 16 Settembre 2012 05:37)

 

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