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PostHeaderIcon FENICE-EDF-RENDINA-AMBIENTE: cronaca della conferenza di servizi sulla sperimentazione dei metodi da adottare per la bonifica.

A luglio 2015, in conferenza di servizi, viene dato per buono il piano di bonifica della falda acquifera sottostante l’inceneritore di San Nicola di Melfi; di li a qualche mese si autorizza l’avvio dei lavori.
Oggi, giovedì 2 febbraio 2017, la conferenza di servizi si riunisce di nuovo per verificare quando è stato fatto da chi gestisce l’impianto. Fenice-EDF-Rendina-Ambiente, in questa prima fase, doveva eseguire dei test ossia verificare l’efficacia dei metodi di bonifica da mettere in campo in una fase di sperimentazione in laboratorio. La bonifica vera e propria - sia chiaro - non è ancora iniziata.
Tutti i rappresentanti degli Enti hanno presentato osservazioni e dubbi circa metodi, valutazioni e risultanze prodotti da Fenice, salvo il Dipartimento di Prevenzione collettiva della Salute Umana dell’ASP che - come sempre - non aggiunge alcun contributo alla seduta ma si “rimette alle valutazioni degli altri Enti”.
Noi non siamo tecnici. Lungi da noi voler entrare nel merito di quanto discusso da chi ha maggiori competenze di noi ma perplessità, dubbi e timori, aumentano con il tempo che inesorabilmente scorre. Tra l’altro, fatto per noi incomprensibile, Fenice-EDF-Rendina-Ambiente è stata autorizzata ad utilizzare metodologie di bonifica sperimentali (con tutte le incognite del caso) anzichè vedersi imposte le migliori pratiche consolidate.
Bonificare una falda significa introdurre in essa sostanze che hanno la funzione di debellare ciascuno degli inquinanti presenti. Peccato che questo processo generi “sottoprodotti” che vanno a loro volta controllati e isolati. Stessa procedura per ogni inquinante. E si andrà avanti fino a quando non verrà individuato il metodo giusto.
Intanto l’inceneritore continua a bruciare, continua cioè a sopperire all’incapacità di una piccola regione di gestire correttamente i propri rifiuti, mentre Fenice-EDF-Rendina-Ambiente non cambia atteggiamento (perchè dovrebbe?).
Il 6 gennaio 2017 si verifica una anomalia alla barriera idraulica, quella dei pozzi serie P100 che dovrebbero servire ad evitare la fuoriuscita di inquinanti dal sito. L’11 gennaio 2017 ARPAB, che pare abbia il monitoraggio a distanza della barriera, si accorge e informa i vari Enti dell’accaduto. Mentre Fenice-EDF-Rendina-Ambiente, fa lo stesso solo dopo che ARPAB ha già segnalato il problema.
Una situazione che si aggiunge ai nostri forti dubbi circa la verifica delle prescrizioni imposte nella Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che la Regione ha testardamente ed incautamente voluto rilasciare nel 2014.
A distanza di TRE ANNI le famose prescrizioni vengono rispettate? Chi le verifica? Che fine hanno fatto le denunce dei lavoratori circa i problemi di sicurezza interna esposti ai vari Prefetti che si sono susseguiti in questi mesi? Che fine hanno fatto i 23 camion radioattivi che sono stati bloccati all’ingresso dell’inceneritore tra il 2015 e il 2016?
Quanti Pubblici Ministeri dovranno ancora alternarsi nel processo penale che si sta celebrando a Potenza? Sembra davvero di camminare in una palude senza spiragli di luce.
Una palude sempre più irreversibilmente inquinata.
2 febbraio 2017
COMITATO DIRITTO ALLA SALUTE

Ultimo aggiornamento (Giovedì 06 Luglio 2017 14:37)

 

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